Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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Introduzione

 
Campi solcati

Vi sarà capitato certamente di imbattervi, durante le vostre escursioni in montagna, in quelle curiose forme di corrosione che rigano talvolta le superfici della roccia calcarea: lunghi solchi paralleli che incidono fittamente le pareti di grossi blocchi o più spesso gli strati denudati dall'erosione di antichi ghiacciai (laste). Gli studiosi di geomorfologia li chiamano "campi solcati", o "campi carreggiati", e rappresentano una delle forme più vistose e belle del carsismo, cioè della capacità dell'acqua di dissolvere chimicamente il calcare con l'aiuto dell'anidride carbonica. Una volta penetrata all'interno della montagna l'acqua inizierà a scorrere nelle fratture, allargandole e dando inizio al ciclo di formazione delle grotte. La sua azione di modellamento comincia però già in superficie, al primo contatto con la roccia, e la varietà di forme cui dà origine ha giustificato negli ultimi anni la pubblicazione da parte dei geografi di veri e propri atlanti di questi importanti aspetti del carsismo.

Qualche piccola nozione di chimica
L'acqua e l'anidride carbonica possono combinarsi in varia maniera (si dice che l'anidride carbonica, un gas, si scioglie nell'acqua) a seconda delle particolari situazioni in cui vengono a contatto.
Su un terreno coperto da vegetazione il disfacimento di quest'ultima provoca la formazione di molta anidride carbonica e l'acqua ha la possibilità di arricchirsi maggiormente di questo gas, cioè di diventare "più acida", più corrosiva nei confronti del calcare. Alle basse temperature, poi, l'acqua scioglie ancora più facilmente l'anidride carbonica: ed ecco che in alta montagna, dove la roccia è spesso priva di manto erboso, l'acqua di fusione nivale, molto fredda, possiede ugualmente un forte potere corrosivo, aumentato dal fatto che la neve può persistere per molti mesi fino a tarda primavera e fornire un continuo apporto di acqua alla roccia sottostante. Il risultato di questo lavoro dell'acqua sugli strati superficiali è rappresentato spesso da tutta una serie di bellissime solcature, fori, dentellature, vaschette, piccoli crepacci, fino ad arrivare a lunghe trincee rocciose o profondi pozzi-spaccature che sono talvolta la porta d'ingresso di più vasti ambienti sotterranei.

La formazione di questi fenomeni carsici dipende naturalmente da numerosi altri fattori che possono combinarsi e concorrere in vario modo alla morfologia dei solchi e delle vaschette: la struttura, la compattezza, la porosità e la fratturazione del calcare, la pendenza degli strati rocciosi, la presenza o meno di zone concave o piccoli dossi e infine il tipo stesso di precipitazione, piovosa o nevosa, su roccia nuda o coperta dal suolo. La nomenclatura in uso di questi fenomeni (soprattutto tedesca) riflette la varietà di forme dei campi solcati quasi sempre legata alla loro diversa origine: scannellature (Rillenkarren), solchi piccoli e poco profondi, spesso paralleli e separati da creste acutissime, legati all'azione di scorrimento e dissoluzione da parte di filetti d'acqua piovana; solchi a doccia (Rinnenkarren), rettilinei o meandriformi, profondi qualche centimetro e lunghi anche parecchi metri; solchi arrotondati (Rundkarren), in genere più larghi e con bordi smussati, arrotondati, formatisi sotto la copertura del suolo (carso coperto); solchi a crepaccio (Kluftkarren), larghi e profondi anche parecchi decimetri, originati ed influenzati da fratture più marcate della superficie. Altre manifestazioni del carsismo superficiale, infine, sono i fori di dissoluzione (fori carsici), cavità tubolari di dimensioni variabili spesso allineate lungo piccole fratture, e le vaschette di corrosione (kamenitze, termine slavo usato ormai comunemente in campo internazionale), cavità profonde pochi centimetri e col fondo spesso piatto che si sviluppano sulle superfici poco inclinate del calcare.


Itinerari con importanti esempi di campo solcato nella nostra regione: Valle del Sarca-Valle dei Laghi-Monte Bondone


NAGO
Stiamo percorrendo la strada della "Maza" che da Arco porta verso Nago, in leggera salita. 400 metri prima del bivio per Torbole notiamo sulla sinistra gli strati calcarei grigio chiari che scendono verso la strada. Lasciamo la macchina su una piazzola (con capitello) e iniziamo a salire lungo il pendìo roccioso facendo attenzione ai piccoli crepacci che si aprono di tanto in tanto nascosti dalla rara vegetazione. La lasta di Nago, la quale non è altro che la superficie di uno strato roccioso messa a nudo dal scivolamento e franamento degli strati sovrastanti, presenta una campionatura pressochè completa di forme carsiche superficiali: scannellature "a penna" (profonde 2-3 cm e lunghe qualche decimetro), lunghi solchi a doccia, sia rettilinei che a meandro, solchi-crepaccio, fori carsici e infine vaschette di corrosione nella parte più alta.


CALODRI (ARCO)
Torniamo verso nord per qualche chilometro e ad Arco ci portiamo nella conca di Laghel. Dalla chiesetta di S. Maria saliamo in cima al Calodri (il dosso a nord del Castello) dove troviamo un vasto campo solcato con morfologie carsiche fra le più belle di tutto il Trentino. In questa zona risultano evidenti le tracce del passaggio del ghiacciaio (erosione e lisciature) su cui in seguito il carsismo ha portato a termine l'ultima fase della sua azione. I lembi di calcare sono divisi da un reticolo di solchi-crepaccio, scolpiti profondamente da fori carsici e rigati da una gran varietà di scannellature (Rillenkarren): a pettine (scendono parallelamente su un lato di una piccola cresta spartiacque), a penna (partono su entrambi i lati della cresta) o a raggiera, attorno a un grosso foro. Al ritorno prolunghiamo la passeggiata di qualche minuto e andiamo a fotografare, poco ad ovest della "Casa Bianca", un gruppo di interessanti vaschette su rocce montonate (rocce levigate e arrotondate, modellate a piccoli dossi dal ghiacciaio).


TERLAGO
Ripartiamo verso Trento trascurando a malincuore altri posti con interessanti esempi di carsismo superficiale (Pianaùra, in particolare, sulle pendici del M. Stivo poco sopra S. Martino e Massone) come pure non ci addentriamo nella vasta area delle Marocche in cui si può trovare quasi ogni tipo di scultura carsica sui grandi massi di frana, sempre più coperti ormai dalla vegetazione. Ci tenta non poco una rapida escursione sulle laste nei dintorni di Lasino e ai suoi campi solcati del Pradel ma infine optiamo per una ricognizione al carsismo del Lago di Terlago, incuriositi da un vecchio studio che Giovan Battista Trener e suo cognato Cesare Battisti avevano portato a termine già nel 1898. Scendiamo al Lillà poco prima di Cadine e ci dirigiamo a piedi sopra la sponda settentrionale del lago. I campi solcati, soprattutto solchi-crepaccio e fori che suddividono a reticolo la roccia, sono scavati qui nel calcare rossastro del Rosso Ammonitico reso in diversi punti ancora più scuro da colonie di licheni che ne hanno invaso la superficie. Ne completano la bellezza alcune vaschette di corrosione, un paio delle quali di misura abbastanza grande. Poco lontano qualche traccia dell'importante sito mesolitico studiato negli anni '80 dal Museo tridentino di scienze naturali ci fa venire alla mente scene di vita preistorica sulle rive del lago che ancora lambiva gli strati da poco messi a nudo dal ghiacciaio.


CASTELAR DE LA GROA
Siamo a quota 800 m sul versante sud del Castelar de la Groa, 2 chilometri oltre Sopramonte, sulla strada del Bondone. Al bivio per Maso Camponcino ci incamminiamo lungo una stradina che aggira il dosso sul lato ovest. Dopo 250 m, diritti e a destra oltre un incrocio di stradine forestali, eccoci in una piccola valletta del Castelar di fronte ad una parete rocciosa (5-6 m) marcata da alcuni ben visibili solchi a doccia che la rigano verticalmente. A destra una serie di solchi più leggeri e rettilinei testimoniano lo scorrere dei filetti idrici lungo la massima pendenza del calcare. Rimontiamo la parete sulla sinistra e alla sommità, saltando da uno sperone roccioso all'altro, ci troviamo nel bel mezzo di un vero e proprio campo solcato: anche qui fori di dissoluzione e piccoli crepacci carsici dividono la superficie in blocchi su cui è scolpito da ogni parte un vasto campionario di scannellature, a direzione irregolare o talvolta a piccoli fasci divergenti. Molti altri luoghi, sulle pendici del Bondone, portano segni evidenti di carsismo superficiale: i dintorni di Malga Mezzavia, ad esempio, lungo la strada che sale alle Viotte (solcature di origine nivale); il costone della Rosta, sopra le Viotte e la Val d'Eva, con ampi resti di solchi arrotondati ormai in fase di degradazione per azione combinata di carsismo e gelo-disgelo su un tipo di roccia molto fratturata; scendendo infine verso la valle di Cavedine merita l'escursione di un pomeriggio la zona Lavachèl-Colmi (qualche campo solcato, doline in abbondanza, grottine, inghiottitoi e, verso nord, perfino una specie di piccolo polje con emissario sotterraneo esplorabile per una decina di metri).


Campi carreggiati di alta montagna: Gruppo di Brenta, M. Cornon (Gruppo del Latemar)

DOLOMITI DI BRENTA
Sui pianori carsici d'alta montagna la corrosione avviene soprattutto sotto la copertura del manto nevoso e si sovrappone alle forme di erosione glaciale che hanno "preparato" e modellato la superficie. Spesso, attorno a quota 2100-2500 m, gli strati di roccia orizzontali appaiono "tagliati" e disposti a gradinata e le forme di dissoluzione incidono completamente sia le superfici piane che le testate verticali dei gradoni (Schichttreppenkarst, carso a gradinate strutturali). Esempi di questo tipo possiamo ammirarne nella zona Brentei-Alimonta e soprattutto ai Grostedi dove i ripiani di Dolomia (non calcare puro, qui dunque, ma carbonato di calcio e magnesio) sono fittamente incisi da lunghi solchi-crepaccio che spesso tagliano completamente il gradino unendosi alle sottostanti cavità orizzontali che si formano fra strato e strato. Muoversi fra i ripiani dei Grostedi richiede comunque una certa attenzione poichè‚ in mezzo ai solchi più piccoli si aprono qua e là improvvisamente grossi pozzi-crepaccio col fondo otturato da neve e ghiaccio, alcuni dei quali (esplorati recentemente) raggiungono anche la profondità di 80-90 m.
Ad un'ora di cammino verso ovest, subito sotto il rifugio Tuckett, incontriamo invece un classico e più "tipico" esempio di campo solcato con fori carsici, qualche vaschetta e lunghi solchi a doccia tagliati trasversalmente da piccoli solchi-crepaccio.
Da segnalare infine nel settore sud del Brenta, alla testata della Val d'Ambiez (Alpe Prato), una importante area di campi carreggiati "misti", con forme sia di origine nivale (Rinnenkarren) che da carso coperto, dai contorni più arrotondati (Rundkarren).

M. CORNON (Tesero)
Bella escursione da abbinare magari a quella più nota del sentiero geologico del Doss Capèl-M. Agnello, poco distante. Dalla Malga di Pampeago saliamo alla Caserina e ci dirigiamo verso i Cornacci. Già nel pressi della Caserina cominciamo a trovare qualche dolina e alcune piccole caverne, che diventeranno più numerose (una quindicina circa) lungo tutto l'accidentato versante ovest dei Censi, sotto il ciglio su cui si snoda il sentiero. Alla baita della Bassa, su un breve ripiano prospicente il Dos dai Branchi, l'erosione della testata della valletta del Rio Bianco e l'asportazione del manto erboso hanno messo parzialmente a nudo un piccolo anfiteatro roccioso qua e là inciso da brevi solchi-crepaccio (kluftkarren), qualche scannellatura ed alcune vaschette di corrosione (kamenitze).