Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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Grotta del Calgeron

 
Grotte di Calgeron

( VT-TN-244)

Regione: Trentino-Alto Adige
Provincia: Trento
Comune: Grigno
Monte: Col del Vento-Altopiano dei Sette Comuni
Area Carsica: VT SC 16 - TN
Quota dell'Ingresso: 450 m

Dislivello: +250, -130 m
Sviluppo Reale: 5220 m

Rilevatori: Conci-Galvagni, 1952 e 1953

Dati aggiornati al: agosto 1999

Descrizione
Sul versante destro della Valsugana, sopra la frazione Selva di Grigno, a 460 m di quota si apre la Grotta del Calgeron, una delle meraviglie del Trentino. Con i suoi 5 chilometri di sviluppo è fra le più grandi della regione (che può vantare ben 14 grotte naturali più lunghe di un chilometro) ed una delle più interessanti per le forme carsiche e gli ambienti che la caratterizzano.
L'ingresso è facilmente accessibile in circa 40 minuti lungo un sentiero abbastanza battuto e la sua visita non comporta particolari pericoli se intrapresa in compagnia di qualcuno che la conosca sufficientemente (le domeniche d'estate si incontrano all'interno della cavità decine di persone provenienti dal Trentino ma anche da altre città del Veneto e dell'Emilia).
L'itinerario per raggiungerla parte dal paese di Grigno, attraversa il fiume Brenta in direzione della frazione Selva e, poco dopo, presso una casa con recinzione ed un piazzale sterrato, comincia a seguire il sentiero della Pertica che si inerpica sull'altopiano. A quota 420, in corrispondenza di un secco tornante a sinistra (20-25 minuti), segnalato da un piccolo cartello in legno, si stacca verso ovest il sentiero del Calgeron che in venti minuti conduce alla grotta. Le poche difficoltà lungo il percorso riguardano il passaggio di due stretti valloncelli (nel primo il sentiero è parzialmente franato ed obbliga ad aiutarsi con un cordino di acciaio fissato sul posto; sul secondo, in inverno, porre attenzione al ghiaccio che lo rende particolarmente scivoloso nel punto di attraversamento).

L'impatto con l'ambiente sotterraneo, in equilibrio su un tronco di legno a pelo d'acqua appena illuminato dalla luce esterna che ci stiamo lasciando rapidamente alle spalle, è addolcito dopo pochi metri quando sbuchiamo attraverso un basso passaggio nella Sala delle Vasche. I nostri caschi ad acetilene illuminano improvvisamente uno degli ambienti più suggestivi di tutta la grotta: una lunga serie di vasche naturali formate da concrezione calcarea, sovrapposte a gradinata e piene d'acqua, sale davanti a noi occupando interamente il pavimento della caverna. L'acqua, che ha impiegato centinaia di anni a formarle, scorrendo lenta, trasportando in superficie il calcare e depositandolo a forma di diga sui bordi delle pozze, ci costringe a giochi di equilibrio nel tentativo di passare da una vasca all'altra e risalire in cima alla galleria. Una rapida fotografia dall'alto ci aiuta a fissare nella memoria un ambiente incredibile che ricorda molto da vicino le risaie a terrazzo dell'Oriente.
In rapida successione dobbiamo superare adesso tre piccoli laghi: sul primo ci aiuta una scala di ferro tesa sopra la superficie ed alcuni enormi massi che affiorano qua e là. Sul secondo facili gradini di roccia della parete destra ci evitano di riempire gli stivali fino al ginocchio; sul terzo un tronco di legno opportunamente fissato dagli speleologi di Grigno ci permette di guadagnare la riva opposta senza sforzo.
Il Ramo Principale del Calgeron prosegue ora davanti a noi per 300 metri con una serie di vaste sale e altri 7 laghetti. Sui due maggiori siamo costretti a gonfiare il canotto che ci siamo portati provvidenzialmente ma la fatica viene compensata dalle magnifiche foto con cui possiamo riprendere lo specchio d'acqua, i riflessi colorati delle tute e del nostro improvvisato traghetto. Giunti al Lago Pasa la volta della grotta si abbassa e l'acqua chiude completamente la galleria impedendo di continuare l'esplorazione. Torniamo al quarto laghetto, ci infiliamo in una diramazione laterale che avevamo trascurato in precedenza e ci troviamo subito in uno degli ambienti più suggestivi del Calgeron: le dimensioni della galleria sono decisamente inferiori rispetto a quelle del Ramo Principale ma permettono ancora di camminare ritti. Il pavimento è completamente inciso da una serie di marmitte cilindriche, spesso unite a due a due e col fondo riempito da ciotoli levigati. Numerose lame di roccia ovunque e le pareti perfettamente lucidate dall'acqua testimoniano la forza della corrente che non molto tempo addietro investiva ancora questo tratto di grotta. Le stalattiti e le stalagmiti sono invece completamente assenti come del resto in quasi tutto il Calgeron. Ci buttiamo pancia a terra fra ghiaia e roccia per superare una piccola strettoia cominciando già a sentire in lontananza il fragore della cascata del "Tredicesino laghetto". Seguiamo poi il ruscello che proviene dall'interno ed eccoci sotto la Chiocciola, caratteristico tratto di galleria che sale a "spirale" verso il Labirinto (intreccio di piccole diramazioni fra la sponda sud del Lago Pasa e la Sala Nera). Visiteremo il Labirinto sulla via del ritorno e per il momento ci dirigiamo speditamente verso la Sala Nera.
La morfologia in questo punto cambia sensibilmente e ci si rende subito conto di essere ritornati sull'asse principale del Calgeron, al di qua del Lago Pasa. La Sala Nera appare come una imponente galleria in ripida discesa: il fondo, nel primo tratto formato da blocchi cementati da sedimenti fangosi, più in basso è ricoperto da un notevole accumulo di sabbia grossolana che preannuncia il sifone del Lago Roner. In periodi di pioggia si corre il rischio di trovare l'acqua già in fondo alla Sala Nera, nel punto in cui la galleria si fa orizzontale, ma questa volta la fortuna ci assiste. Il canotto torna utile di nuovo poco più avanti, al Lago Roner, che da qualche anno è ormai raro trovare asciutto; gli ultimi cento metri di galleria ci portano infine al Lago Daniela, grosso sifone inesplorato che chiude definitivamente il Ramo Principale.
Il ritorno si preannuncia lento con i numerosi passaggi in canotto sui laghi; transitiamo sotto l'ingresso del Ramo Alto seguendo con lo sguardo la scala che si perde in alto verso zone poco esplorate della grotta ed iniziamo la faticosa risalita della Sala Nera. Alla sommità di questa trascuriamo l'imbocco del Ramo Nuovo, che pure meriterebbe qualche suggestiva fotografia tra la sabbia e la volta della galleria straordinariamente modellata, optando per una deviazione verso la parte sinistra del Labirinto ed il Lago Pasa sulla sponda del quale potremo sostare, fare "pic-nic" e ricaricare i nostri impianti di illuminazione.
Il tempo è volato, anche se qua dentro è più difficile accorgersene. La fatica comincia a farsi sentire; l'umidità vicina al cento per cento e l'acqua presente ovunque hanno ormai intriso i nostri vestiti e consigliano di dirigersi senza indugio verso l'esterno. Ci accoglie all'uscita l'ultimo sole del pomeriggio che ci permette di asciugarci e cambiare i vestiti prima di riprendere la via del ritorno.

Punti caratteristici e cose da vedere
Il Calgeron è piuttosto povero di concrezioni. Interessante invece la lunga serie di morfologie erosive dell'anello laterale (solchi, marmitte, cupole, lame di roccia) ancora parzialmente attivo e libero da sedimenti. Suggestiva la discesa nei vasti ambienti della Sala Nera (e la corsa sul ripido pendio sabbioso che segue); da provare il cunicolo di partenza del Ramo Nuovo, distesi fra la sabbia e la superficie perfettamente levigata della volta. La Sala delle Vasche rimane comunque il punto più bello del Calgeron (fotografie).
Difficoltà interne
Non ci sono difficoltà particolari nei tratti più noti della grotta. Al massimo può capitare di fare un bagno fuori programma in uno dei tanti laghi. Scarse anche le probabilità di perdersi nella zona del Labirinto (fotografarsi mentalmente l'incrocio di condotte sopra la Chiocciola e soprattutto, salendovi, la piccola vaschetta a forma di acquasantiera con cui vengono battezzati i neofiti).
Attrezzatura particolare
Indispensabili gli stivali alti al ginocchio. Il canotto può servire per passare il Lago Roner, mentre è inutile sul Pasa che solitamente chiude a sifone.
Fauna
Ormai scomparsa da tutta la parte principale della grotta, troppo frequentata.
Gli ultimi ritrovamenti di una certa importanza risalgono a qualche decina di anni fa: Dipluri nel Lago Daniela, Crostacei Anfipodi e Typloiulidi (Diplopodi) nel Ramo delle Cascate.
Dimenticarsi ormai gli Zospeum (Molluschi) con le loro tracce a reticolo sulle pareti del Ramo Principale o i collemboli nelle marmitte dell'anello laterale. Nelle parti più interne emeno esplorate dei rami Nuovo ed Alto, comunque, l'habitat tuttora intatto può consentire interessanti scoperte.

Fotografia
Non c'è molto fango, tutto sommato, se si eccettuano brevi tratti della grotta. Acqua abbondante, invece, in ogni direzione. La Sala delle Vasche è il primo punto di sosta obbligato per tentare qualche bella foto (meglio all'andata con l'ambiente meno saturo di vapore). I laghi più grandi, specie con un canotto variopinto, "rendono" particolarmente in diapositiva: non lasciarsi sfuggire i passaggi sul Roner, sul quinto e sesto lago del Ramo Principale, il Lago Marighetti ed il Pasa soprattutto dalla parte sud. Infine tenersi qualche scatto per le sabbie all'imbocco del Ramo Nuovo e in fondo alla Sala Nera.

Per maggiori informazioni: Gruppo Grotte S.A.T. Selva (38050 Selva di Grigno);


Bibliografia:


1) La Grotta G.B. Trener N. 244 V.T. in Valsugana (o Grotta del Calgeron) / Cesare Conci, Antonio Galvagni. // IN: Memorie del Museo di Storia naturale della Venezia Tridentina. Trento. A. 19 (1956), v. 11; 23 p.
2) Studio genetico ed evolutivo della Grotta G.B. Trener (Valsugana-TN) / Marco Martintoni, Paolo Forti. // IN: Natura Alpina. Trento. V. 36 (1985), n. 2/3; p. 53-62
3) Le grotte e i fenomeni carsici del Trentino / Paolo Zambotto. // IN: UCT : uomo città territorio. Trento. A. 13, n. 147 (mar. 1988); p. 57-60.

4) Atti XI Convegno regionale di speleologia del Trentino-Alto Adige / a cura del Gruppo grotte "E. Roner" di Rovereto. - Rovereto (TN) : Osiride, 2001. - 241 p.
5) Atti del XII Convegno regionale di speleologia del Trentino-Alto Adige : Grigno, 7-8 settembre 2002 / [redazione atti: Marco Ischia]. - Trento : Società degli alpinisti tridentini, Biblioteca della montagna, 2004. 167 p.