Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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La Giazzera

 

Dati principali della grotta:
Carta Tecnica P.A.T. scala 1:10.000: n. 80120 “MORI”
Comune: Ronzo – Chienis
Posizione:995 m a E + 21° S da Chiesa di Ronzo, 850 m a W + 32° N da Cima di Monte Biaena (1617,57 m slm)
UTM sistema nazionale: X= 1652241;Y=5083367
UTM WGS 84 X= 0652212 ; Y=5083344
Long 01° 29’ 25,14” W - Lat 45° 53’ 10,18”
Quota 1165 m slm

Itinerario di accesso:
Percorrendo la strada provinciale n. 88 della Val di Gresta, 800 m circa dopo l’abitato di Ronzo, procedendo verso Bordala, in località Prà del Lago (quota 1070) si devia verso sud lungo la Via Biaena, che sale leggermente passando tra alcune abitazioni e giunge, poco dopo le ultime case, ad un parcheggio con il fondo in terra battuta (quota 1085). Di qui si continua verso sud lungo una strada forestale per circa 5 minuti, prendendo poi un sentiero che sale sulla sinistra (verso sud-est), sul quale è posta l’indicazione per la “Giazzera”.

Il sentiero compie inizialmente un largo giro verso est lungo una dorsale e poi continua vero sud-ovest parallelamente al versante, lambendo alcune cavità tra i massi di frana segnalate da cartelli indicatori in legno (“Giazzere”). Dopo 15 minuti circa, superata una breve rampa mediante alcune curve del sentiero, si giunge alla Giazzera più grande, o Grotta di Stenone, situata su una sorta di ripiano e segnalata anch’essa da un cartello indicatore in legno.

Descrizione
L’ampio ingresso subtriangolare si sprofonda per alcuni metri tra vari blocchi di frana di dimensioni ragguardevoli (diametro dell’ordine di alcuni metri).

Visto frontalmente l’ingresso ha dimensioni di 6 metri di altezza per 5 – 6 metri di larghezza; visto in pianta lo stesso presenta invece una lunghezza di 9 metri per una larghezza di 6 - 7 metri circa. Un secondo antro sulla sinistra di quello principale è delimitato da una piccola protezione in legno poiché sprofonda quasi verticalmente per qualche metro con dimensioni più anguste (diametro 1,0 – 1,5 m).

La cavità principale si sviluppa in discesa per un dislivello complessivo di circa 4 metri.

I primi 9 m di sviluppo lineare sono a cielo aperto, con il fianco nord subverticale ed il fianco sud delimitato dal piano inferiore di un grosso masso, inclinato e formante una sorta di “tetto” sopra il quale crescono alcune robuste piante (abeti). Gli ultimi 5 metri di grotta, interamente coperti, si sviluppano tra i massi di frana formando una caverna a sezione di larghezza variabile da 4 m a 50 cm, progressivamente decrescente verso l’interno; anche l’altezza decresce progressivamente, da 6 – 7 m a 1 – 1,5 m. Il fondo è cosparso di detrito e clasti rocciosi frammisti a foglie.

Geologia e ambiente
Il fianco nord-ovest del Monte Biaena è formato nel settore superiore (fino a circa quota 1300 m) da una monoclinale di strati della formazione del Calcare di Nago dell'Eocene medio e superiore. Si tratta di calcari e bio-calcareniti di colore grigio – giallastro. La significativa inclinazione degli strati ha causato nel periodo postglaciale la formazione di una frana di crollo per scivolamento, generando un notevole accumulo di massi di grandi dimensione al piede del versante (Sintema Postglaciale Alpino; Pleistocene superiore - Olocene). L’età non recentissima o attuale della frana è testimoniata dalla presenza di vegetazione molto sviluppata, costituita da bosco di abeti e consistenti coperture di muschio e sottobosco.

E’ in questo deposito di frana che si aprono le varie cavità denominate “Giazzere”, e tra esse la più significativa, la Grotta di Stenone.

Dal punto di vista strettamente geomorfologico si tratta di cavità non propriamente includibili nel catasto speleologico della Provincia di Trento, ma in considerazione della rilevante importanza storica e scientifica che la Grotta di Stenone riveste per il fatto di rappresentare una delle prime testimonianze di studio di una cavità naturale nel nostro territorio provinciale da parte del famoso naturalista Niels Stensen (Nicolò Stenone), se ne giustifica il mantenimento nel catasto quale grotta a tutti gli effetti, con il numero 313 V.T. assegnato nei primi decenni del 1900.

Storia e Studi della Grotta della Giazzera (Grotta di Stenone) in Val di Gresta
La “Giazzera” (chiamata localmente anche “Grotta del ghiaccio”) si apre in località Gazz a 1165 metri di quota, sul versante occidentale del Monte Biaena, poco sopra l’abitato di Ronzo. Non si tratta di una vera e propria cavità carsica in quanto si è formata fra grossi blocchi di frana di epoca quaternaria, frana originatasi probabilmente dopo il ritiro del ghiacciaio per crollo degli strati calcarei che in questo punto presentano una discreta pendenza. Non è particolarmente grande ne’ profonda: il vano principale è lungo una dozzina di metri e l’ingresso, approssimativamente triangolare, non supera gli 8 metri su ciascun lato. Ha, però, una caratteristica che la rende quasi unica nel panorama dei fenomeni naturali della regione: in estate, nelle parti più interne, si formano e si accumulano discrete quantità di ghiaccio che permangono fino all’arrivo della stagione fredda. Proprio questa peculiarità ha fatto conoscere la grotta fin dai tempi più antichi (è stata utilizzata come una specie di “frigorifero naturale” quasi fino alla prima Guerra mondiale); nel XVII secolo (esattamente nel 1671) lo scienziato danese Niels Stensen (Nicolò Stenone), durante uno dei suoi numerosi viaggi in Italia, sale al Bus de la Giazzéra e porta a termine quella che può essere definita la prima esplorazione scientifica di una grotta in Trentino. Laureato in medicina all'Università di Kopenhagen, Stenone (1638-1686) nella seconda metà del Seicento aveva iniziato una lunga serie di ricerche attraverso l'Europa, portandolo ad incontrare e conoscere gli scienziati più in luce del momento. Nei primi anni ' 70 arriva in Italia e subito allaccia rapporti con Malpighi, Redi e Vincenzo Viviani, discepolo di Galilei. Spesso è ospite della famiglia dei Medici a Firenze dove Ferdinando II lo nomina medico di corte affidandogli le raccolte di mineralogia e paleontologia di Palazzo Pitti. Firenze diventa la base di partenza per le sue escursioni lungo la Penisola. Nel 1671 si reca sulle Alpi e, all'inizio dell'estate, lo troviamo ospite di Francesco di Castelbarco nel castello di Gresta. In luogo raccoglie le prime notizie sul Bus de la Giazzéra, sotto la frana del versante del Biavena, il cui microclima consente la formazione e conservazione del ghiaccio in estate. L'occasione è quella giusta per integrare i suoi studi attorno all'annosa disputa sull’"Antiperistalsi" e sulle sue applicazioni in campo biologico e geologico. Traccia la planimetria della cavità, ne studia attentamente le fessure, la circolazione dell'aria e i depositi di ghiaccio comunicando le sue osservazioni al Granduca Cosimo III con una lunga lettera del giugno dello stesso anno: "...La mutazione del tempo levandomi ogni speranza di vedere avanti la mia partenza lo agghiacciamento dell'acqua nella grotta sopra Gresta, per non tralasciare cosa che potesse servire ad acquistarne ogni notizia possibile, tornai ad essa grotta dopo mandata l'ultima mia a Vostra Altezza Serenissima e ne presi la pianta, in quanto la irregolarità del di lei fondo si lasciava ridurre in piano, e ne feci diversi profili, considerando insieme con la formazione della montagna, che è sopra di essa. Mentre per questo fine ricerco tutte le parti della grotta, osservai dentro un certo vento ... donde l'acqua della grotta si può dire agghiacciata parte dall'aria fredda che passa sopra di essa, parte dalla freddezza delle pietre che le servono di base ...". Le sue acute osservazioni svelano con precisione il meccanismo di formazione del ghiaccio estivo: quando in primavera aumenta la temperatura all’esterno della grotta, parallelamente aumenta anche l’umidità dell’aria che circola fra i massi di frana. Il vapore può condensarsi e gelare anche fino a tarda estate data la temperatura molto fredda della roccia e delle correnti d’aria stesse.

Non ancora conclusa l'esplorazione della "Giazzéra" è già con il pensiero ad un'altra e più vasta caverna, che presenta un fenomeno analogo, sulle Grigne, a Moncodeno ("Sento che sopra il Lago di Como sia una grotta dell'istessa natura e giacché mi vi trovo così vicino, ho stimato bene di valermi della congiuntura ..."). Della Ghiacciaia di Moncodeno rimarranno per fortuna i disegni, irrimediabilmente perduti invece per il Bus de la Giazzéra della Val di Gresta, prime testimonianze certe di rilievi di cavità naturali in Trentino.

Bibliografia
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Corrà, GiuseppeOsservazioni di Stenone sulla formazione di ghiaccio estivo in due grotte di montagna nelle Prealpi Trentine e Lombarde / Giuseppe Corrà, Mario Ferrari. // IN: Natura alpina. - Trento. - A. 24 (1973), n. 2 ; p. 103-126

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Ferrari, Mario

La prima esplorazione scientifica di una grotta nel Trentino / Mario Ferrari. // IN: Natura alpina. - Trento. - A. 8 (1957), n. 1; p. 9-16

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Scherz, Gustav
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Zambotto, Paolo
I precursori della ricerca speleologica in Trentino : da Nicolò Stenone (1671) ad Antonio Daldosso (1873). IN: Simposio internazionale sulla protostoria della speleologia : Città di castello 13-14-15 settembre 1991. - Città di Castello (PG) : Nuova Prhomos, copyr. 1993. - P. 25-28