Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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Introduzione

 
Entrata grotta

Le grotte conosciute in Trentino-Alto Adige fino all'estate del 2000 (intendendo sia quelle all'epoca effettivamente accatastate, sia quelle di cui si disponevano dati sull'ubicazione e/o lo sviluppo) erano circa 1800, di cui 1650 incluse nel Catasto e circa 150 cavità segnalate in numerose pubblicazioni escursionistiche o indicate direttamente da persone residenti nel territorio montano. Il 90% delle grotte rilevate si apre in provincia di Trento e solo meno del 10% in quella di Bolzano. Il rilevamento dei dati è stato effettuato, nel corso di numerosi anni, nella maggior parte dai Gruppi Speleologici della S.A.T., i quali hanno potuto inoltre raccogliere più recentemente segnalazioni di altre centinaia di cavità, note presso la gente residente nei territori montani, ma delle quali deve essere ancora completata l'acquisizione dei dati (rilievo topografico, caratteristiche morfologiche, rilievi fotografici, ecc.). Il numero delle grotte conosciute comunque non rispecchia fedelmente l'effettivo sviluppo e l'effettiva distribuzione dei fenomeni carsici in regione. Si tratta in prevalenza di cavità modeste per sviluppo e morfologia, spesso di scarso interesse dal punto di vista geologico. Va considerato poi che lo studio delle zone carsiche della regione presenta livelli di approfondimento diversi, anche perchè la ricerca speleologica si è sviluppata fino ad alcuni anni orsono prevalentemente nelle aree "classiche" da cui era sorto il primo nucleo del catasto regionale. Naturalmente ci sono delle eccezioni: il Gruppo di Brenta, ad esempio, ha rivelato nell'ultimo decennio una incredibile varietà di morfologie e cavità carsiche, pozzi più o meno profondi, grotte (ben 10 superano il mezzo chilometro di sviluppo: Grotta del Torrione di Vallesinella, Grotta del Castelletto di Mezzo, Abisso Popov, Grotta dello Specchio, Abisso di Ceda, Grotta del Ventennale, Abisso Freezer, dei Lasteri Bassi, Grotta di Collalto, Grotta Paroi). In tutto il gruppo non vi sono importanti flussi idrici superficiali mentre al contrario la circolazione sotterranea delle acque si rivela ai bordi del massiccio con una serie di notevoli risorgenze carsiche. Direttamente connesse a queste sui versanti orientale e meridionale abbiamo alcuni estesi complessi ipogei come la Grotta di Collalto (Val d'Ambiez - 5 chilometri di sviluppo), le Grotte Paroi alle Moline di S. Lorenzo in Banale ed il Bus de la Spia a Sporminore. In quota, invece, nelle parti centrali del gruppo, pur non essendo ancora noti abissi di una certa profondità, sono state studiate numerose aree carsiche densamente solcate da pozzi e crepacci (Alpe Nana, Prà Castron, Val Gelada, Grosté, Grostedi, Alpe Prato, Lasteri, ecc.) e proprio nel cuore del Brenta, testimoni di antichi bacini di alimentazione ormai erosi, sono note due lunghe e complesse cavità come la Grotta del Torrione di Vallesinella (1800 m di sviluppo) e la Grotta del Castelletto di Mezzo (1 km di lunghezza), con imponenti depositi di ghiaccio al loro interno. Altra zona interessante, il Tesino, in cui sono state esplorate parzialmente, all'inizio degli anni '90, alcune importanti grotte quali la Fosca a Canal S. Bovo (grossi bacini d'acqua, all'interno, tra cui un sifone lungo oltre 130 m), la Grotta Uvada sul M. Agaro e la Grotta delle Pale Rosse nel territorio di Cinte Tesino, oltre alle due grotte-sorgenti della Loria (Lissa) e di Malga Arpaco (Passo del Broccon). Infine, ma in provincia di Bolzano, la zona più orientale dell'Alto Adige (altopiani di Fanes-Sennes-Fosses nel territorio di Marebbe), con le sue centinaia di pozzi carsici rilevati negli ultimi dieci anni.