Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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Chi ha lasciato le orme?

 
Dinosauro

Un'orma ci permette di ricavare molte interessanti informazioni. E' innanzitutto la sua forma a dirci se l'autore era un animale carnivoro od erbivoro, se camminava a due o a quattro zampe, se era un cucciolo od un adulto. Confrontando l'orma con scheletri fossili è possibile avere indicazioni sull'aspetto, il peso e le dimensioni dell'animale che l'ha prodotta. Studiando la distanza tra un impronta e l'altra nelle piste fossilizzate i paleontologi riescono a calcolare la velocità di spostamento dei dinosauri. Possiamo capire come si comportavano, se erano da soli o in compagnia, se stavano scappando o inseguendo una preda.

Il settore della paleontologia che si occupa dello studio delle impronte e della loro classificazione è definito icnologia (dal greco ichnos, traccia). Una delle difficoltà principali di questa disciplina è riconoscere l'autore di una traccia, per questo motivo la classificazione delle impronte è separata da quella degli organismi che le hanno prodotte e le orme hanno nomi diversi dall'animale che le ha impresse nel terreno. Solo in pochissimi casi è possibile collegare con certezza le tracce fossili ai loro autori, in quel caso il nome dell'impronta corrisponde, almeno in parte, al nome dell'animale. Questo si verifica per esempio per l'impronta Tyrannosauripus (dal latino, piede di Tirannosauro), che ci dà subito un'idea dell'animale cui apparteneva (Tyrannosarus). Molto più spesso queste somiglianze nei termini non ci sono e così i nomi delle impronte sono completamente scollegati dalla loro origine. Il modo che solitamente viene usato per identificare l'autore di una traccia è quello di confrontare lo scheletro fossile di animali con orme fossili della stessa età. Un ricercatore di impronte in fondo, non si comporta in modo molto diverso dal principe della favola quando cercava Cenerentola. Una volta trovata la scarpetta (l'orma) è necessario trovare il piede giusto che la calzi (la zampa del dinosauro). Il problema è che non possediamo gli scheletri di tutti gli animali che vissero nel Giurassico e talvolta, anche avendo le ossa, non è facile capire come si distribuivano i cuscinetti callosi e i fasci muscolari che lasciavano la loro traccia sul terreno. Per questo motivo per molte delle orme identificate ai Lavini di Marco, non è stato possibile individuare con certezza l'animale corrispondente.

Ma chi erano i dinosauri dei Lavini?

I più numerosi erano i carnivori teropodi di dimensioni variabilissime (le loro orme sono a centinaia), probabilmente attribuibili a Ceratosauri, ma forse anche a primitivi Tetanure.

Seguono le piste degli erbivori: tra esse una ventina di antichissimi sauropodi Vulcanodontidae, considerate fino ad oggi le piste di sauropodi più antiche mai scoperte.

Alcune orme appartenevano a erbivori primitivi di piccole dimensioni (Ornitischia) e poche piste sono forse state lasciate da grandi Ornithopoda, erbivori bipedi.

Ai Lavini è anche documentata la presenza di animali molto più piccoli, appartenenti a gruppi diversi dai dinosauri. Le loro tracce sono piccole e difficili da riconoscere, a volte conservate in luoghi impervi e di difficile accesso. Tali testimonianze indicano la presenza di invertebrati simili a grosse chiocciole, crostacei simili ad aragoste, grosse lucertole e piccoli mammiferi primitivi, non più grandi di un gatto.