Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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La visita

 
Piste Lavini di Marco

Tutte le tracce sono distribuite su una vasta superficie che per rendere più chiaro il percorso è stata suddivisa in 5 settori, in parte attrezzati per la visita (ciascuna pista studiata è contraddistinta da un numero preceduto dalla sigla ROLM (=ROvereto Lavini di Marco)

La strada forestale

Dal parcheggio presso la Grotta Damiano Chiesa si torna alla prima curva, presso la quale (su strada forestale sbarrata) inizia il percorso paleontologico, segnalato da apposite tabelle. Lungo la strada forestale sono visibili alcune piste ed orme isolate lasciate in prevalenza da dinosauri carnivori.

Sul ciglio sinistro della strada sono visibili due orme a tre dita di tipo Kayentapus. Sono orme di un dinosauro carnivoro bipede che camminava mettendo i piedi uno davanti all'altro lungo una linea quasi retta. Questo dinosauro è simile probabilmente a Sarcosaurus del Giurassico (scoperto in Inghilterra), cui si può attribuire una lunghezza di quasi 4 m e un peso di una settantina di chilogrammi. Le orme sono poco distanziate, segno che l'animale si spostava lentamente; è possibile infatti stabilire che la velocità di spostamento era inferiore ai 2 km all'ora e che camminava cioè più lentamente di noi quando ci spostiamo in città guardando le vetrine.
Poco più avanti, sempre sul ciglio sinistro della strada, sono visibili altre due orme a tre dita. Sono più grandi delle precedenti lasciate da un dinosauro carnivoro di maggiori dimensioni. L'animale aveva probabilmente la corporatura e le dimensioni del Dilophosaurus del Giurassico (scoperto in Arizona), lungo da 6 a 7 m e di peso stimato da 280 a 500 kg. E' interessante notare come la distanza tra le orme sia molto maggiore rispetto a quelle precedenti, segno che questo animale stava correndo a circa 10 km all'ora, indubbiamente una velocità rispettabile per n grosso predatore

Poco più avanti, sullo stesso lato della strada, una depressione (forse l'orma di un erbivoro) è circondata da piccoli solchi paralleli e sinuosi. Si tratta forse delle tracce lasciate sul fango molle da un gasteropode (=mollusco marino) che si muoveva in cerca di cibo.

Il colatoio principale o "colatoio Chemini"

E' un lungo corridoio libero dai detriti che sale quasi perpendicolare alla strada forestale. Un sentiero permette di costeggiarlo e due torrette di legno consentono una visione panoramica della zona. Su questa superficie sono state scoperte una trentina di piste o orme isolate di sauropodi, teropodi e possibili ornitopodi.

ROLM 12: E' la prima pista che si incontra risalendo il sentiero di visita al "Colatoio Chemini" e si vede appena a monte del ponticello di legno che lo attraversa. Le orme sono solo buchi senza forma, impressi nel fango molle, ma la loro disposizione lungo una linea retta è sufficiente a farci capire che si tratta della pista di un dinosauro bipede carnivoro.

ROLM 1: E' una pista disposta in modo diagonale rispetto al colatoio, in prossimità della prima torretta di legno. E' costituita da una successione di orme leggermente allungate e con una parte più dilatata corrispondente all'area delle dita. In alcune orme le dita sono ancora intuibili sottoforma di tre o quattro lobi rotondeggianti. Questa è la pista di un sauropode quadrupede, ma le mani (cioè le zampe anteriori) sono assenti, forse ricoperte completamente dalle orme dei piedi (le zampe posteriori) o erose. L'animale era grande e pesante (lungo più di otto metri) e procedeva con una andatura piuttosto lenta. La cosa curiosa è che nella parte finale della pista le orme si fanno più ravvicinate e il passo è chiaramente irregolare. L'ultima orma della sequenza regolare mostra, nella parte posteriore, un lungo solco arcuato. E' possibile che l'animale abbia messo un piede in fallo scivolando un pò nel fango (creando un solco) e abbia scomposto la sua andatura (i passi meno regolari e più ravvicinati) rimettendosi in equilibrio. Osservando bene il fondo di alcune orme si può notare che ci sono piccoli frammenti piatti di fango chiaro, oggi pietrificato. Questi pezzetti, simili a briciole di pane, sono ciò che resta della crosta dura di fango, calpestata e schiacciata dal peso dei dinosauri.

ROLM1 e ROLM2 sembrano lasciate dallo stesso animale che curvava verso monte ma ad un'osservazione più attenta risultano appartenere a due animali differenti che procedevano in senso contrario. Osservando bene le orme si deduce anche che i sauropodi autori di ROLM1 e ROLM2 non transitarono nello stesso momento. Possiamo vedere oggi le impronte larghe e poco profonde di ROLM1 incrociare quelle della pista ROLM2 più piccole e meglio definite, con evidenti bordi di fango sollevato dal peso dell'animale. Ma quanto tempo è intercorso tra il passaggio dei due animali? Un giorno, una stagione, centinaia o migliaia di anni? E' difficile stabilirlo. Uno straterello roccioso di un millimetro di spessore potrebbe corrispondere ad un intervallo di tempo di parecchi mesi, anche quando si riesce ad identificare il sottilissimo strato sul quale l'animale aveva pestato, è praticamente impossibile riuscire a seguirlo lateralmente in modo continuo. In altre parole oggi non possiamo avere una fotografia istantanea della piana ma una serie di foto scattate in momenti diversi. Perciò due piste, anche se vicine nel caso di ROLM1 e 2 potrebbero essere state lasciate da animali vissuti in periodi diversi, anche parecchie decine di anni uno dall'altro.
Circa a metà del sentiero che congiunge le due torrette, sono state identificate le impronte lasciate dalla punta delle dita di una zampa a tre dita: sono visibili infatti tre solchi paralleli. La roccia in cui sono conservate queste tracce è caratterizzata dalla presenza di piccoli bivalvi (=conchiglie), gasteropodi e ooliti (=piccole sferette di calcare) fossili. Questi elementi ci indicano che il sedimento da cui si formarono queste rocce era un fango tipico di un fondale marino non troppo profondo (pochi metri). La contemporanea presenza di tracce di dinosauro ci rivela infine che la profondità di questo antico fondale marino non poteva essere rilevante: l'animale infatti mentre nuotava toccava talvolta con la punta delle dita il fondale, lasciandovi così le sue impronte.

ROLM 9: E' la pista più evidente di questo settore e taglia con una lunga diagonale il colatoio in prossimità della seconda torretta panoramica. Di tanto in tanto alcune orme sembrano mancare, forse completamente riempite dal fango quando i piedi dell'animale si sollevavano, alcune sono molto superficiali e riconoscibili sono quando la luce è radente. L'autore di questa pista è ancora sconosciuto. La forma delle orme e la loro disposizione si discosta da quella delle altre piste conosciute nel Giurassico inferiore. E' stato suggerito possa trattarsi di un grosso erbivoro bipede di una specie ancora ignota, ma non tutti gli studiosi sono concordi con questa ipotesi.

ROLM 11: Questa pista taglia il Colatoio Chemini appena a monte della seconda torretta panoramica. Le orme sono leggermente allungate e con una parte più dilatata corrispondente all'area delle dita. Le mani sono poco impresse, riconoscibili solo per la presenza di deboli depressioni rotondeggianti poste all'esterno e davanti a quelle dei piedi. Anch'essa è stata lasciata da un sauropode erbivoro che procedeva lentamente, alcune caratteristiche della pista ci permettono di capire il perché. Le orme sono molto profonde con grandi bordi di fango sollevati dal peso dell'animale e particolarmente marcati nella parte finale della pista. Il fango doveva quindi essere molto molle e imbevuto d'acqua. I dati geologici indicano addirittura che nel settore dell'attuale Colatoio Chemini esisteva una specie di piccolo stagno e che la superficie calpestata dai dinosauri era al di sotto del pelo dell'acqua. Gli animali sprofondavano nel fondo molle che talvolta si richiudeva appena sollevata la zampa e lo possiamo capire osservando ad esempio la seconda delle orme a partire dal lato della torretta. Quest'orma sinistra è ridotta ad un solco sottile, segno che l fango è ricaduto all'interno richiudendola quasi completamente.

La grande piega

Si raggiunge dal sentiero forestale alto collegato al Colatoio Chemini, lungo la via di rientro al piazzale del parcheggio. Su una parete quasi verticale sono conservate due piste di sauropode: una "risale" la parete, mentre l'altra è attraversata da quella di un grande teropode; qua e la vi sono altre piste e orme isolate. In questa zona gli strati rocciosi formano una grande piega, lungo il cui asse (la zona di piegamento) sono ben visibili queste piste. I dinosauri non hanno camminato su rocce verticali! Le rocce hanno subito questa deformazione a seguito delle spinte compressive legate alla dinamica della crosta terrestre.
Sulla superficie di un masso quadrangolare, lungo il sentiero che si dirige verso la piega alta, è osservabile l'impronta isolata del dinosauro carnivoro più grande finora individuato ai Lavini: l'orma non è completa ma il piede misura almeno 38 centimetri di lunghezza. L'animale doveva essere un grande e massiccio predatore del peso di circa una tonnellata e lungo più di 7 metri, simile a Saltriosauro, il dinosauro tetanure recentemente rinvenuto in rocce giurassiche della Lombardia.

ROLM 26: E' una pista che con condizioni di luce adatte si vede anche da lontano, apparentemente in risalita sulla parete, dando l'impressione che a lasciarle sia stato un dinosauro "rocciatore". E' attribuita ad un dinosauro sauropode quadrupede con le tracce delle mani poco evidenti. La sua strana posizione è legata agli intensi movimenti che tutto questo territorio ha subito dopo che le orme furono impresse sulla spiaggia giurassica. La dinamica del nostro pianeta ha fatto in modo che, a partire da circa 60 milioni di anni fa, gli strati più superficiali della crosta terrestre sottoposti a pressioni enormi si spezzassero e si ripiegassero. Così che questi antichi fondali marini e le aree costiere vennero sollevati e si trasformarono in montagne. Durante il sollevamento gli strati di roccia vennero piegati e rotti, si formarono inoltre grandi fratture, dette faglie, che sminuzzarono e spostarono porzioni enormi di roccia. Circa mille anni fa, infine, una grande frana scivolò sul fianco della montagna, mettendo allo scoperto gli strati fossiliferi.

ROLM 28: E' una pista conservata alla base della lunga piega degli strati rocciosi che si costeggia con il sentiero più alto ed è appena a sinistra della pista ROLM 26. E' una pista corta, di cinque paia incomplete di orme ed è incrociata dalla pista ROLM 159 di un grande teropode, senza che si possa capire quale dei due dinosauri sia passato per primo. La superficie rocciosa è purtroppo danneggiata, proprio nel punto di intersezione delle due piste. L'erbivoro doveva essere molto grande, lungo più di 10 metri, probabilmente il più grosso dei Lavini. Le orme delle mani sono molto più laterali rispetto a quelle dei piedi, hanno forma di mezzaluna e dimensioni variabili; una mano è ridotta a una stretta fessura perché le orme sono state riempite dal fango. Le orme dei piedi hanno la parte frontale più larga e più profonda, e sono circondate in buona parte da ampi bordi di fango pietrificato.

I colatoi inferiori

Si snodano a valle della strada forestale e occupano tutta la parte inferiore del sito. Sono disposti a "Y" e chiamati convenzionalmente "colatoio del sauropode" (gamba inferiore), "colatoio dei teropodi" (braccio settentrionale) e "colatoio degli ornitopodi" (braccio meridionale). Lungo i colatoi sono presenti: una pista di piccolo sauropode, alcune piste di possibili ornitopodi bipedi di grandi dimensioni, alcune decine di piste e più spesso orme isolate di teropodi.

ROLM 75 (il primo sauropode): E' localizzata nella parte bassa dell'area dei Lavini cui si accede o dalla strada forestale inferiore o dal sentiero indicato dalla segnaletica, che si dirama sulla destra e in discesa dalla strada alta. Si tratta di una pista quadrupede mal conservata, lunga circa 7 metri, leggermente curvilinea e con almeno 10 paia mano - piede. Le piste di sauropodi si possono dividere in due tipi fondamentali: quelle a scartamento largo e quelle a scartamento stretto (una terminologia presa in prestito dal gergo ferroviario). Questa è del tipo "a scartamento stretto"; una pista cioè in cui l'asse della pista (linea media) taglia le orme dei piedi mentre le orme delle mani sono situate all'esterno e davanti a quelle dei piedi. La distanza tra i passi e gli angoli tra un passo e l'altro indicano un'andatura lenta, "da passeggio". Le orme a volte sono circondate da ampi bordi di fango pietrificato, ma questi, più spesso, sono stati erosi. Le orme dei piedi sono a forma di pera con la parte anteriore più ampia. Quelle delle mani hanno invece forma variabile, generalmente a mezzaluna. La pista è alquanto irregolare, segno che l'animale avanzava in modo incerto su terreno scivoloso.

ROLM 64(un animale ferito?): Si trova nella parte alta del Colatoio degli Ornitopodi e si raggiunge tramite il sentiero di visita che percorre la parte bassa del sito. E' una pista rettilinea, apparentemente bipede, lunga circa 14 metri. L'animale andava a passo lento, ma in un modo piuttosto particolare: i passi sono alternativamente corti e lunghi; in modo tale che il passo (=la distanza) tra il piede destro e il sinistro è parecchio più lungo di quello che intercorre tra il sinistro e il destro successivo. Deve trattarsi di una peculiarità dell'andatura, ma non si può escludere che si tratti della pista di un animale zoppicante. Tutte le orme sono circondate da un ampio e alto bordo sollevato che dà l'impressione di un'onda di fango molle, rovesciatasi all'esterno dell'orma. Alcuni di questi bordi presentano piccoli solchi scavati dall'acqua sulla roccia (carsismo). Questo indica che, prima della scoperta, ampi tratti della pista sono rimasti per qualche secolo esposti alle intemperie e all'acqua di ruscellamento lungo i colatoi. Le orme hanno in genere forma ovale, con la traccia di quattro dita; in alcune di esse è ancora visibile lo strato superiore di copertura, deposto dopo il passaggio degli animali. Come per la pista ROLM 9 del Colatoio Chemini, rimane ancora il mistero dell'animale cui deve essere attribuita: un sauropode o un grosso bipede erbivoro di una specie sconsciuta?

ROLM 33 (piedi da paperino): E' una pista bipede situata poco a monte della precedente costituita da tre orme a tre dita di grandi dimensioni. Le prime due orme sono adiacenti, rispettivamente una destra e una sinistra; manca la successiva destra, e segue una sinistra parzialmente sepolta, poi la pista sparisce. L'orma mancante non è stata erosa, ma per qualche motivo non si è conservata. Forse in questo posto il fango era già seccato del tutto, così da sostenere il peso dell'animale senza farlo sprofondare o più probabilmente era così molle, che è caduto nell'orma chiudendola. La prima orma, una destra, mostra tre dita arrotondate. Imprimendo quest'orma l'animale era scivolato leggermente col "tallone". La seconda orma è schiacciata in corrispondenza del terzo dito, che si presenta così molto stretto, con un aspetto che non corrisponde alla forma originale. Anche questa pista è di difficile determinazione. E' stato suggerito possa trattarsi di una camminata di un grosso erbivoro ma è possibile si tratti della pista deformata di un grande carnivoro.

Le "laste alte"

Sono sopra la strada forestale, situate più a sud rispetto al Colatoio Chemini, e sono meno accessibili perché scomode e scivolose in un settore non attrezzato per la visita. Qui si possono osservare altre piste e orme di numerosi dinosauri, ma anche di erbivori bipedi e quadrupedi. Alcune di queste piste e orme sono tra le più belle presenti ai Lavini.
I dinosauri predatori, rappresentati da orme a tre dita con artigli, sono di gran lunga i più numerosi nel settore in alto a destra del Colatoio Chemini. Questo luogo non è purtroppo accessibile al pubblico, per la forte inclinazione degli strati rocciosi. Le orme sono generalmente poco profonde, questo indica che gli autori delle orme erano animali leggeri e svelti. Sulle "Laste alte" se ne trovano di dimensioni e forme varie ancora in studio, dovute al calpestio da parte di un gran numero di animali. Da qui provengono le orme di appena 7 cm di lunghezza del dinosauro più piccolo dei Lavini. Questo era un ceratosauro (orma di tipo Grallator), lungo circa 1,5 m, di cui più di metà occupato dalla coda e che doveva pesare più o meno 4 kg. Una di queste superfici è stata chiamata dagli studiosi "la sala da ballo", per l'alto numero di orme impresse a varie profondità e in tutte le direzioni! E' uno spettacolo straordinario vedere queste superfici di prima mattina, col sole basso e la luce radente, immaginando una spiaggia brulicante di vita.
Tra le centinaia di orme delle "Laste alte" desta particolare curiosità una coppia di impronte lasciate da un dinosauro bipede erbivoro, lungo da 1,5 a forse 2 metri e che pesava senz'altro pochi chilogrammi, forse al massimo una dozzina. Le impronte possono essere classificate come Anomoepus. La parola Anomoepus significa piedi posteriori ed anteriori diversi. Roland T. Bird, uno studioso americano, segnalò uno degli esempi più interessanti ed accattivanti di comportamento dei dinosauri, quando formulò l'interpretazione di una pista di tipo Anomoepus. Questa pista indica un animale che cammina, poi si rannicchia e si accovaccia a terra, si alza e infine riprende il cammino. Eccezionalmente, tuttavia, in quel caso, il motivo di tale comportamento era chiaro: l'animale si stava mettendo al riparo da un temporale. Le impronte che vanno fino alle tracce dell'accucciamento, come tutto il sedimento intorno, recano impressi i segni lasciati dalle gocce di pioggia, che mancano invece nel punto in cui l'animale si è rialzato, indicando così che esso rimase in quella posizione fino a quando lo scroscio di pioggia si affievolì. Ripreso di seguito il cammino, finita la bufera, l'animale cancellò sotto i suoi passi i segni che la pioggia aveva appena lasciato. Anche le tracce dei Lavini di Marco documentano un comportamento di questo tipo: una breve camminata seguita da una sosta con le zampe quasi parallele e un successivo accucciamento. Non conosciamo il motivo di tale comportamento e la cattiva conservazione delle tracce difficilmente ne permetterà la comprensione anche in futuro. Nonostante questo abbiamo la straordinaria possibilità di fare un salto indietro nel tempo e di osservare un'istantanea nella vita di un animale di quasi duecento milioni di anni fa.
E la coda? A differenza delle piste fossili di animali ad andatura strisciante, in cui la presenza dell'impronta della coda è normale, nel caso dei dinosauri, bipedi o quadrupedi che siano, l'impressione della coda non si trova praticamente mai sul terreno. Se ne deduce che i dinosauri, bipedi o quadrupedi, non appoggiavano praticamente mai la coda al suolo e tanto meno la facevano strisciare. La tenevano invece ben alta, anche per fare da contrappeso al corpo, che rimaneva molto basso, quasi parallelo al suolo o leggermente inclinato; la coda si muoveva inoltre da destra a sinistra per bilanciare il cambio di piede e dall'alto in basso per bilanciare il movimento del torso.