Protezione Civile - Provincia Autonoma di Trento

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Acqua Forte di Vetriolo

La sorgente Acqua Forte di Vetriolo per l'elevata acidità e il chimismo particolarmente ricco in sali e metalli delle sue acque, è stata oggetto di interesse fin dai primi anni '70 da parte di molti studiosi. Queste particolari caratteristiche infatti ne fanno un unicum sotto il profilo terapeutico.

La sorgente è costituita da una serie piccole emergenze, rilevabili all'interno della galleria di carreggio della miniera ad una quota di 1580 m. s.l.m., le cui acque vengono convogliate in un'opera di presa posizionata all'interno della struttura in muratura che protegge l'accesso all'opera mineraria.

L'interesse mostrato dal Servizio Geologico verso queste acque, è rivolto alla comprensione del modello idrogeologico locale, alla ricerca delle eventuali relazioni esistenti tra portata, temperatura, conducibilità elettrica, pH e piovosità e alla definizione del bacino di alimentazione che pare non avere le connotazioni tipiche di un bacino imbrifero normalmente inteso.

 
Sorgente Acqua Forte - Vetriolo

Sistema di monitoraggio

Fino alla fine degli anni '80 i dati venivano rilevati e diagrammati manualmente con cadenza irregolare.

A partire dal 1988 è stato installato un sistema semiautomatico di registrazione delle variabili chimico-fisiche al fine di disporre di una mole di dati in continuo che potesse essere sottoposta ad indagini statistiche in grado di mettere in luce, qualora esistenti, le leggi e le relazioni che governano i rapporti fra le variabili. Dopo un primo periodo di sperimentazione è stato installato un sistema di acquisizione dati in grado di leggere e memorizzare su carta in continuo, quattro parametri:

portata

conducibilità elettrica

temperatura dell'acqua

pH.

Dal 1993 il sistema di acquisizione semiautomatico è stato sostituito da uno completamente automatico che scarica i dati memorizzati direttamente su un PC portatile.

Risultati

Sono stati graficati i dati storici rilevati nel periodo fine '88-dicembre 2001, delle variabili chimico-fisiche analizzandole a coppie: pH - conducibilità elettrica e portata - temperatura. 

Da un primo esame visivo il grafico portata-temperatura mette in risalto una relazione di tipo diretto (l'aumento della temperatura coincide con un aumento della portata). Inverso appare l'andamento della serie temporale relativa alla coppia pH-conducibilità che evidenzia una relazione inversamente proporzionale: ad un massimo di conducibilità elettrica corrisponde un minino di pH. Se si considerano gli ultimi cinque anni di rilevazioni una relazione inversa è riscontrabile anche fra conducibilità e portata. Nessuna correlazione appare invece intercorrere fra pH e temperatura  e fra pH e portata.

Le affermazioni ricavate da questo primo esame di carattere intuitivo, non hanno però trovato riscontro nei risultati ottenuti dalle successive indagini di carattere prettamente analitico.

Il coefficiente di correlazione parziale calcolato per ciascuna variabile in rapporto con le altre,  non giustifica nè supporta le intuizioni visive ricavate dai grafici sulle serie temporali. Anche il tentativo di introdurre un fattore di stagionalità o di periodicità ciclica di altro tipo non ha consentito di giungere a delle conclusioni analitiche significative.

Il confronto stesso fra portata e piovosità ad esempio, non ha evidenziato una legge temporale chiara in grado mettere in luce il rapporto di stretto legame che solitamente intercorre fra piovosità e portata, anche tenendo presente i tempi di ritardo con i quali l'acqua che filtra nel terreno impiega a raggiungere la sorgente.

Ciò si configura come una struttura di drenaggio delle acque gravifiche di cui non è facile definirne la volumetria. Mancando uno dei parametri fondamentali per il calcolo del bilancio idrogeologico (e cioè l'area del bacino di alimentazione), il volume di roccia che potrebbe costituire il serbatoio naturale della sorgente è stato stimato in 6.000.000 di mc, a partire dal volume d'acqua immagazzinato, ipotizzando una probabile porosità della roccia, e considerando le curve di esaurimento della sorgente che rappresentano l'andamento delle portate nel periodo di scarico della sorgente tra un massimo e un minimo.

A questo proposito vanno fatte alcune considerazioni idrogeologiche concernenti la tipologia del serbatoio naturale di alimentazione che risulta costituito da rocce filladiche e paragneissiche a permeabilità molto bassa ed esclusivamente per frattura e le condizioni della fascia di versante (NE-SO) immediatamente superiore alla quota della galleria dell'Acqua Forte che appare interessata da vuoti minerari, resti di antiche coltivazioni, scassi e provini su manifestazioni superficiali.

La curva di interpolazione risultante è una logaritmica che consente di stimare, data una portata massima iniziale, il volume d'acqua esistente a monte della sorgente prima del processo di progressivo svuotamento del serbatoio e le riserve nel momento di inizio della ricarica. Dall'analisi effettuata sulla gran parte dei dati utili disponibili tra il '78 e il dicembre 2001, è risultato che i valori più elevati di accumulo (> 6000 mc d'acqua)  si sono verificati negli anni '80 mentre negli ultimi decenni la media risulta attestarsi sui 3-4000 mc.

Tale differenziazione è probabilmente da attribuirsi al fenomeno delle precipitazioni nevose che negli ultimi anni si manifestano con abbondanti nevicate accompagnate però da una breve permanenza al suolo e una rapida dissoluzione, diversamente da quanto accadeva nei primi decenni in cui vi era una lunga permanenza sul suolo.

Dalle indagini fatte non emerge alcuna relazione significativa che consenta di individuare il ritardo esistente tra precipitazioni e ricarica del serbatoio.

La ragione potrebbe essere imputata in parte all'effetto delle precipitazioni nevose ma soprattutto all'ipotesi che le acque, una volta raggiunto il banco mineralizzato con una velocità di percolazione raffrontabile con quella delle altre sorgenti oligominerali della zona (per le quali esiste una chiara relazione tra portata e precipitazioni), subiscano un forte rallentamento. Esse infatti sfruttano le  vie preferenziali costituite dalle zone di alterazione prodotte dai batteri che aggrediscono la massa mineralizzata, la attraversano con estrema lentezza lisciviandola e caricandola dei sali che le rendono così uniche nel panorama trentino e mondiale delle risorse idrominerali.

Questo prolungato soggiorno, quantitativamente variabile per diversi fattori legati essenzialmente al carico idraulico interno, costituisce l'elemento di sfasamento non costante che rende la portata apparentemente disgiunta dall'entità e durata delle precipitazioni.

Conclusioni

L'acqua minerale di Vetriolo rappresenta un unicum che riscuote l'interesse di studiosi di tutto il mondo soprattutto nel campo della medicina alternativa. I dati raccolti suggeriscono la necessità di conservazione dell'ambiente minerario esistente all'interno del quale si è creato un microclima acido che favorisce la neoformazione di minerali di grande interesse scientifico.

Le misurazioni in continuo delle caratteristiche chimico-fisiche delle acque possono essere proseguite nell'ottica di acquisire ulteriori elementi di analisi, ma non costituiscono un aspetto prioritario per la comprensione dei fenomeni idrogeologici. Va anche sottolineato che una siffatta risorsa economica che appare minabile da fattori esterni, va continuamente tenuta sotto controllo per garantire la continuità temporale dell'erogazione e la costanza delle sue proprietà organolettiche e chimico-fisiche.

Realizzazione a cura di:

raccolta dati: L. Veronese, R. Gilli, G. Gottardi

elaborazione, interpretazione e pubblicazione dei dati: L. Veronese, S. Piccioni